War Gap Cemetery

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Il cimitero di guerra dell’ Argenta gap (la stretta di Argenta) si trova nell’area in cui si conclusero le fasi decisive dell’ultimo conflitto mondiale.
La scelta di questa area cimiteriale è stata voluta simbolicamente dagli Alleati, nel luogo in cui si concluse la battaglia dell’Argenta Gap, che viene considerata dagli storici l’ultima grande battaglia dell’8° armata nella campagna d’Italia.
Vi sono sepolti 625 soldati del Commonwealth, caduti nelle operazioni anfibie delle valli di Comacchio (primi di Aprile 1945) e nella battaglia dell’Argenta gap, che si concluse il 18 aprile.
Guardando le tante lapidi del cimitero l’età del soldato più giovane è 19 anni, quella del soldato più “vecchio” 38 anni.

In questa foto un breve resoconto inciso sopra ad una lamina di metallo all’interno del Cimitero

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Quando sono uscita dal Cimitero, fra i tanti pensieri che vorticavano nella mente,  sono solo riuscita a dire una parola –  GRAZIE

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22 thoughts on “War Gap Cemetery

    • Si, sono gli unici nei quali entro e provo un senso di pace e quiete. Senza tutti quegli orpelli che riempiono gli altri cimiteri e che io proprio non sopporto.

  1. Buongiorno cara Patrizia.. ogni volta se vado ad un cimitero in cui sono le vittime delle guerre.. mi domando.. perchè deve lasciare una persona la sua vita per una ideologia politica??? Tanta gente morta per niente, tante famiglie distrutti per niente… ma nonostante tutto questo, nei cimiteri trovo tanta serenità… abbi una serena giornata con amiciza Pif

    • Soprattutto essere sul posto. Nonostante non sia molto lontano da dove abito io, non ero a conoscenza dell’esistenza di questo Cimitero. L’ho scoperto per puro caso e sono dovuta andare, era come se chiamasse…

  2. La guerra è dettata da sempre dall’incomprensione,
    e queste foto ci ricordano quanto sia invece necessario comprendere.
    Grazie per queste immagini profonde e toccanti.
    Buona serata.

  3. Da quando sono in età della ragione, ho avuto paura delle guerre. I cimiteri di guerra non so se considerarli un monito per il mantenimento della pace, o un reliquiario su cui costruire nuove guerre. Bisogna essere stolti per desiderare una guerra, vedere in ogni dove un nemico da combattere.
    Eppoi, dietro un cimitero di guerra non ci sono solo i morti, ci sono i vivi, gli orfani, le vedove e i genitori, e forse niente è più doloroso del dover seppellire un figlio, di non poterlo più pensare vivo.

    • Preferisco considerarli un luogo di pace per chi ha dovuto sacrificare la sua vita per la libertà e di conseguenza un monito per il mantenimento della pace, anche se non è che questo monito venga preso molto in considerazione purtroppo.

    • Io sono d’accordo con quanto detto da Rebecca prima, e ampliato da popof1955 poi: non riesco ad avere una visione “romantica” del cimitero, quelle sono vite che avevano diritto a vivere, e oltre a loro ci sono le persone rimaste, anch’esse vittime della guerra, e ancora più sofferenti di chi oramai non c’è più.

      La frase “Sono i cimiteri che piacciono a me” mi ha fatto accapponare la pelle: i cimiteri che piacciono a me, eventualmente, sarebbero quelli in cui sono sepolte le persone morte di vecchiaia, tra l’affetto dei propri familiari, dopo una vita trascorsa serenamente.

    • Mai avuto visioni romantiche dei cimiteri e penso che nessuno abbia questa visione, anzi io ne sto proprio alla larga perché mi mettono inquietudine e anche malinconia mista a tristezza. Vado quando trovo questi di guerra per un ringraziamento a chi ha sacrificato la propria vita, nonostante racchiudano tanto dolore, anche se non sempre.
      Ad esempio passo quasi settimanalmente davanti ad un altro cimitero di guerra, ormai da anni, eppure non mi sono mai fermata. Questo non so, come ho già scritto, è stato come se mi chiamasse dopo che ne ho scoperto l’esistenza, forse perché direttamente collegato al mio paese, oltre che a quello di Argenta dove è situato.

      A mio parere la frase “Sono cimiteri che piacciono a me” bisogna leggerla in una determinata maniera. Per come l’ho interpretata io e l’ho anche scritto perché piaccino pure a me, sono parole legate a come sono fatti questi cimiteri. E cioè un luogo di raccoglimento semplicissimo, dove le lapidi sono tutte uguali, curati con attenzione e dove si può portare un fiore per onorare queste persone. Al contrario dei cimiteri usuali dove c’è una gara sempre più grande alla “cameretta” più grande, più elaborata, con più cose dentro e tanto altro ancora. Ho visto, quelle poche volte che ci entro, cimiteri con camerette funebri dove ci sono cuscini, tende, addobbi di ogni genere. Pur nel rispetto della scelta di ciascuna persona (perché non si può capire il dolore che provano gli altri quando viene a mancare una persona a loro strettamente legata), e soprattutto di quelle che non ci sono più, sono cose che proprio non concepisco, che non rientrano nel mio modo di essere.
      Personalmente se fosse per me non esisterebbero cimiteri, ma solo piccoli siti dove riporre le ceneri dei defunti, dei propri cari. Io oltre alla cremazione, vorrei che le mie ceneri non fossero rinchiuse in un loculo, ma disperse al vento, chissà se sarà possibile che ciò avvenga. Le persone che sono venute a mancare nella mia vita, sono tutte nel mio cuore e nei miei pensieri, anche per questo non vado al cimitero costantemente e con regolarità.

    • Cara Patrizia, ho capito benissimo il senso della frase, ma comunque mi ha messo a disagio, perché a pensare a un cimitero dove sono sepolti giovani dai 19 ai 38 anni, strappati così ingiustamente alla vita, non riesco a concentrarmi sul fatto che il cimitero sia sobrio, lineare, lindo e pinto.

      Per quello che dici tu, cioè il fasto che può sembrare fuori luogo, non mi pronuncio per questo motivo: mia madre, quando era ancora fidanzata o forse sposina, si recò un giorno al cimitero a trovare qualcuno. Lì nei pressi c’erano dei genitori cui era morto un bambino, che avevano riempito la tomba di giochi, persino una bicicletta; mia madre lo ritenne uno spreco indegno, e pensò severamente che fosse un comportamento sciocco e ridicolo.

      Quando mia madre ebbe il primo figlio, non ricordo se già durante l’attesa o dopo, ripensò a quell’episodio e le fece male, capì cosa significasse essere madre, capì cosa potesse rappresentare la morte di un figlio. Capì come la tomba sia l’ultimo legame che abbiamo su chi abbiamo avuto e non c’è più, e si vergognò dei suoi pensieri.

      Questo suo pensiero mi fu di lezione fin dalla più tenera età, e io non guardo mai come è fatta una tomba, ma quanto sono sincere le lacrime di chi piange chi non c’è più.

  4. Il fasto di cui parlo io Diemme, è quello di chi lo fa per altri motivi che non sono legati al dolore e alle lacrime sincere, ma proprio ad un voler gareggiare e ne ho viste purtroppo di persone che si recano al cimitero solo per chiacchierare o sparlare nei confronti di altri che hanno tombe più semplici o peggio ancora di come conducono la loro vita, che nulla ha a che fare con il luogo in cui ci si trova o con le persone defunte.
    Infatti l’ho scritto sopra che le mie parole erano nel pieno rispetto delle scelte di ogni persona e del dolore che personalmente non si può provare se non si è toccati direttamente.

    E comunque in un cimitero di guerra non credo proprio che ci si vada e la prima cosa che si noti sia il lindore, la sobrietà o la linearità, quello al massimo arriva dopo, prima si notano altre cose, molte altre cose che nulla hanno a che fare con l’aspetto del luogo.

    • Appunto cara Patrizia. Per quanto riguarda le persone che tu descrivi, e il modo in cui si rapportano alla circostanza, io da tempo sono rientrata nell’ordine d’idee che io rendo conto al Padreterno della mia coscienza, gli altri Gli renderanno conto della loro.

      Gente meschina? Non è un mio problema.

    • Ah beh, questo è scontato, io renderò conto di quello che faccio e penso, gli altri lo faranno per loro stessi. Se poi si parla di gente meschina direi che è inutile farsi problemi, gli si darebbe solo soddisfazione

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